Descrizione
L’Area Marina Protetta (AMP) “Capo Milazzo” è stata istituita nel 2019 con Decreto 17 maggio 2018, (GU n.55 del 6 marzo 2019). Si trova lungo la costa nordorientale della Sicilia e al suo interno ricade il Sito di Importanza Comunitaria (SIC) “Fondali di Capo Milazzo” - ITA030045. L’AMP comprende il promontorio di Capo Milazzo e le due aree adiacenti che si sviluppano a est e a ovest del promontorio: una lunga porzione di costa bassa che si snoda verso ovest parallelamente al lungomare di ponente della città di Milazzo, e una costa rocciosa che si sviluppa lungo la parte orientale. Gli habitat presenti in questi siti, annoverati nella direttiva Habitat ed elencati nell’Allegato I della DIRETTIVA 92/43/CEE del consiglio del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, sono: le praterie di P. oceanica (HABITAT 1120*), i banchi di sabbia a debole copertura permanente di acqua marina (HABITAT 1110), le scogliere (HABITAT 1170) e le grotte sottomarine sommerse e semisommerse (HABITAT 8330). L’istituzione dell’AMP ha permesso di garantirne la tutela, mantenendo un buono stato di conservazione delle principali biocenosi, habitat e specie chiave presenti, incrementando, inoltre, la ricchezza e la biodiversità anche al di fuori dei suoi confini (grazie all’effetto “spill-over”). Questo risulta fondamentale, considerando i numerosi impatti antropici che da decenni alterano i delicati equilibri ecosistemici dell’intera area. Tra le principali fonti d’impatto si collocano le attività legate al traffico navale, sia commerciale che correlato al turismo. Il passaggio intensivo e continuo d’imbarcazioni determina inquinamento acustico, chimico e biologico, facilitando l’introduzione di specie aliene, e provocando la frammentazione, la perdita di habitat sensibili e la dispersione di rifiuti antropici. Un’altra fonte significativa d’impatto è rappresentata dalle attività di pesca, in particolare la pesca a strascico, praticata nelle aree prospicienti all’AMP. Un’impronta antropica rilevante è quella correlata al polo industriale della Valle del Mela, i cui effetti vanno a ricadere sull’intera porzione di costa tirrenica interessata. Tra i più allarmanti vi sono quelli associati al rilascio di contaminanti chimici e polveri sottili che, disperdendosi nell’ambiente acquatico, possono bio-accumularsi lungo la catena trofica, generando effetti tossici sia sugli organismi marini che, indirettamente, sulla salute umana. La portata di questi impatti va valutata all’interno di uno scenario in cui gli effetti del cambiamento climatico (e delle pressioni da esso esercitate) agiscono in maniera sinergica con quelli delle attività antropiche sopracitate. In questo contesto, l’AMP gioca un ruolo fondamentale nel mantenimento degli equilibri ecosistemici e nella conservazione della biodiversità dell’intera area.
Il presente caso di studio, nell’ambito del progetto PRIN 2022 “Restoring Biodiversity as a tool for Climate Change Mitigation” e in linea con il Regolamento UE 2024/1991, si pone come obiettivo quello del mantenimento di un buono stato di conservazione degli habitat e delle biocenosi più rilevanti da un punto di vista ecosistemico (con interventi attivi di monitoraggio e ripristino, ove necessario) presenti all’interno dell’AMP, con particolare attenzione alle facies del coralligeno. Queste, infatti, risultano essere particolarmente vulnerabili agli effetti correlati al cambiamento climatico (acidificazione e aumento delle temperature delle acque), che stanno mettendo a dura prova la resilienza delle principali specie costruttrici di habitat appartenenti al coralligeno in tutto il Mar Mediterraneo (es.: Paramuricea clavata, Risso, 1827, Corallium rubrum, Linnaeus, 1758). I fenomeni di moria diffusa negli strati batimetrici superiori, riportati sempre più frequentemente all’interno del bacino a seguito delle ondate di calore, stanno evidenziando la necessità di azioni che possano mitigare la perdita delle foreste di gorgonie e coralli correlata all’aumento della temperatura delle acque, garantendo la conservazione dei servizi ecosistemici ad esse associati. Questo renderà possibile il mantenimento dell’effetto positivo dell’AMP sull’intera area in termini di ricadute ecologiche, mitigando gli impatti correlati alle attività antropiche che stanno profondamente alterando gli ecosistemi marini prospicienti l’intera Valle del Mela. Le azioni da mettere in atto saranno focalizzate sia sul monitoraggio dello stato di salute degli habitat del coralligeno presenti nell’AMP, che su azioni di restauro attivo e trapianto di esemplari adulti dalle aree maggiormente impattate e caratterizzate da fenomeni di moria.